Siena

Villa e Giardini La Foce in Val d’Orcia: come visitarla, storia e strada dei cipressi

I Giardini di Villa La Foce si visitano da aprile a fine ottobre con visite guidate obbligatorie della durata di circa quarantacinque minuti, a un costo di 10 euro a persona. Il complesso monumentale, situato sulla cresta collinare tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana nel territorio di Chianciano Terme, rappresenta uno dei vertici europei dell’architettura del paesaggio del Novecento.

Nata sul tracciato dell’antica Via Francigena come punto di sosta per viandanti e mercanti nel tardo Quattrocento, la tenuta deve la sua fama internazionale all’opera dei marchesi Antonio e Iris Origo e all’architetto britannico Cecil Pinsent.

Tra il 1924 e il 1939, questo sodalizio trasformò una terra argillosa e desolata in una tenuta modello d’avanguardia, creando il giardino formale che incornicia la vista sul Monte Amiata e disegnando la celebre strada a tornanti fiancheggiata da cipressi diventata il simbolo visivo della Toscana nel mondo.

Come visitare i Giardini de La Foce: orari, biglietti e prenotazioni

Per accedere ai giardini formali non è possibile passeggiare in autonomia, l’ingresso avviene esclusivamente con tour guidati accompagnati, condotti sia in lingua italiana sia in inglese. La visita dura circa tre quarti d’ora e si snoda lungo i terrazzamenti geometrici, la limonaia e il bosco di lecci, terminando all’uscita senza la possibilità di sostare da soli all’interno delle aiuole storiche.

Il calendario di apertura al pubblico copre l’arco stagionale compreso tra il 1° aprile e il 28 ottobre, con turni orari ben scaglionati nel corso della settimana:

  • I mercoledì pomeriggio: partenze fisse alle ore 15:00, 16:30 e 18:00.
  • Le domeniche: partenze al mattino alle 11:30 e nel pomeriggio alle 15:00 e 16:30.
  • I giovedì (solo nel mese di aprile): turni alle 11:30, 15:00 e 16:30, istituiti appositamente per gestire il flusso dei visitatori durante il periodo di massima fioritura primaverile.

Le tariffe di ingresso sono lineari e accessibili:

  • Biglietto individuale per adulti: 10,00 euro, comprensivo del servizio di guida specializzata.
  • Bambini sotto i 12 anni: ingresso gratuito, purché accompagnati da un adulto.
  • Gruppi privati fuori orario: per chi desidera una visita esclusiva al di fuori delle fasce ordinarie, la tenuta organizza tour dedicati su richiesta (in italiano, inglese o francese) a una tariffa forfettaria di 200,00 euro fino a venti partecipanti, oppure a 10,00 euro a persona per gruppi più numerosi.

La prenotazione anticipata online è obbligatoria per tutti i visitatori. Il consiglio è di collegarsi per tempo al portale della tenuta per consultare orari aggiornati e prenotare i biglietti per La Foce, soprattutto nei fine settimana di primavera e nei ponti festivi, quando i posti per ciascun turno si esauriscono con settimane di anticipo.

Il giorno della visita devi presentarti con dieci minuti di anticipo rispetto all’orario fissato presso la biglietteria, situata nel cortile retrostante la villa principale, riconoscibile dal caratteristico pozzo centrale in pietra (l’indirizzo preciso per il navigatore è Strada della Vittoria 61, Chianciano Terme). Le fotografie con macchina fotografica o smartphone sono libere per uso personale, mentre per riprese commerciali, servizi fotografici di moda o l’impiego di droni vige il divieto assoluto senza autorizzazione scritta preventiva della direzione.

Il capolavoro di Cecil Pinsent: architettura, terrazze e fioriture del giardino

Il giardino di Villa La Foce non è nato come semplice ornamento borghese, ma come uno straordinario esercizio di architettura prospettica inserito in una delle valli più aspre della Toscana. Quando Iris Cutting Origo ingaggiò il giovane architetto inglese Cecil Pinsent nel 1924, la dimora rinascimentale era circondata da calanchi erosi, crete brulle e pendii argillosi sferzati dal vento. Pinsent, profondo conoscitore delle ville medicee fiorentine e del trattato rinascimentale di Leon Battista Alberti, concepì il giardino come un prolungamento naturale degli ambienti interni della casa, strutturato su una serie di terrazzamenti digradanti che collegano gradualmente l’ordine geometrico delle stanze alla grandiosità selvaggia del paesaggio della Val d’Orcia.

L’impianto si articola in quattro grandi settori scenografici, ciascuno con una funzione estetica e botanica autonoma:

  • Il primo giardino d’ingresso: addossato alla facciata meridionale della villa, è diviso in scomparti geometrici delimitati da siepi basse di bosso sagomate con precisione millimetrica. Al centro spicca una fontana in travertino locale affiancata da conche di limoni e vasi in cotto toscano, pensata per creare una transizione sobria tra la muratura rinascimentale e l’esterno.
  • Il giardino dei limoni: scendendo lungo gradinate in travertino si raggiunge la terrazza più celebre del complesso. Qui decine di conche secolari di agrumi vengono esposte all’aperto da maggio a ottobre, mentre durante l’inverno trovano riparo nella limonaia retrostante. Dalla balaustra in pietra di questa terrazza si apre la vista assiale verso la sagoma vulcanica del Monte Amiata, con il giardino che sembra fondersi direttamente con i campi di grano e le crete sottostanti.
  • Il giardino delle rose: una terrazza rettangolare più raccolta, cinta da muri in pietra e siepi di tasso sagomato ad archi. Le aiuole interne ospitano varietà pregiate di rose antiche, erbacee perenni e lavande fiorite, che riprendono il gusto cromatico tipico dei parchi di campagna inglesi, stemperando il rigore delle forme rinascimentali italiane.
  • Il giardino inferiore con la grotta e il pergolato: situato al livello più basso del pendio, accoglie una suggestiva grotta artificiale in pietra spugnosa, ninfei d’acqua e una fitta bordura di lecci secolari che gettano ombra sui camminamenti, offrendo frescura anche nelle giornate più calde dell’estate toscana.

Il momento di massimo splendore botanico coincide senza dubbio con la fioritura del pergolato di glicine, che si allunga lungo il camminamento che unisce la villa ai terrazzamenti inferiori. Tra la seconda metà di aprile e i primi giorni di maggio, i grappoli violetti della pianta ricoprono interamente la struttura in ferro battuto, inondando l’aria di un profumo intenso e creando un tunnel floreale che incornicia i cipressi e le colline retrostanti. Nei mesi estivi il testimone passa alle fioriture della lavanda, alle plumbago cerulee e alle conche di agrumi in frutto, mentre in autunno le viti americane e i lecci tingono i muri in pietra di tonalità calde e rugginose prima della chiusura invernale.

La celebre strada dei cipressi a tornanti: dove si trova e come fotografarla

L’immagine della strada bianca che si arrampica a zig-zag lungo una collina argillosa, fiancheggiata su entrambi i lati da una fila ininterrotta di cipressi scuri, è la rappresentazione visiva più iconica e riprodotta dell’intero paesaggio toscano. Molti visitatori ignorano che quella strada è un elemento paesaggistico d’autore studiato a tavolino da Cecil Pinsent e dai marchesi Origo negli anni Trenta. Il tracciato serviva originariamente a collegare la villa padronale alla fattoria di Chiarentana, trasformando una via poderale polverosa in una magnifica opera d’arte ambientale visibile a chilometri di distanza.

Per individuare e fotografare questo scenario bisogna distinguere chiaramente tra la strada stessa e il punto di osservazione da cui scattare:

  • La localizzazione della strada: il tracciato a tornanti si trova all’interno della tenuta de La Foce, lungo una deviazione sterrata che si stacca dalla Strada Provinciale 40 (SP40 dell’Amiata).
  • Lo status della strada: il viale è una strada privata poderale. L’accesso in automobile o a piedi attraverso i tornanti è riservato esclusivamente agli ospiti che soggiornano nelle case coloniche restaurate della tenuta e ai mezzi agricoli dell’azienda; è severamente vietato scavalcare i cancelli o sostare sui tornanti con mezzi propri.
  • Il punto panoramico ufficiale per le foto: per cogliere la prospettiva classica che vedi sulle riviste e sui libri di viaggio, devi fermarti lungo la Strada Provinciale 88 che collega La Foce all’abitato di Monticchiello. Lungo la salita panoramica, a circa due chilometri dall’incrocio con la tenuta, la carreggiata offre una serie di piazzole sterrate sul bordo destro da cui si domina l’intero fianco della collina argillosa, con i tornanti dei cipressi perfettamente allineati al centro dell’inquadratura.

Sul piano tecnico e fotografico, la luce migliore per valorizzare il contrasto tra l’argilla delle colline e il verde cupo dei cipressi si manifesta nel tardo pomeriggio, circa un’ora prima del tramonto. In questa fascia oraria il sole scende alle spalle di Monticchiello, proiettando le lunghe ombre coniche dei cipressi lungo i pendii della tenuta e tingendo la terra cretata di sfumature dorate e ocra. Per ottenere una compressione prospettica efficace conviene montare un teleobiettivo medio-lungo (lunghezze focali equivalenti tra 70mm e 200mm). Un’ottica spinta avvicina visivamente i singoli tornanti, facendoli apparire fitti e sinuosi, ed elimina gli elementi di disturbo della provinciale sottostante.

Antonio e Iris Origo: la bonifica della Val d’Orcia e gli anni della guerra

Nel 1924 Antonio Origo e la moglie Iris Cutting, scrittrice anglo-americana cresciuta nei salotti cosmopoliti fiorentini, scelsero di lasciarsi alle spalle la vita comoda di città per stabilirsi in un angolo dimenticato della Toscana. Allora la tenuta era una distesa sterminata di argilla brulla e crepacci franosi, dove poche famiglie di mezzadri lottavano ogni giorno contro la malaria, l’analfabetismo e la povertà estrema.

Invece di limitarsi a una residenza estiva, gli Origo avviarono un’opera di risanamento agrario e sociale che cambiò per sempre il volto della vallata:

  • Bonifica della terra e acquedotti: spietrarono i pendii, introdussero i primi trattori moderni per dissodare i calanchi, scavarono cisterne per raccogliere l’acqua piovana e tracciarono una rete di strade poderali per collegare i casali isolati.
  • Scuole, case e salute per i mezzadri: ristrutturarono i poderi dotandoli di servizi igienici, aprirono la prima scuola elementare della zona per i figli dei braccianti e fondarono un ambulatorio con asilo per accogliere e curare i bambini malati di tubercolosi.
  • Un’azienda agricola all’avanguardia: impostarono la rotazione dei raccolti, la coltivazione del grano duro e l’allevamento della chianina, dando lavoro e reddito sicuro a oltre seicento persone.

Il momento più duro arrivò con la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1943 e il 1944, una vicenda umana eccezionale raccontata da Iris nel suo diario Guerra in Val d’Orcia. Con il fronte che risaliva verso nord e i tedeschi accampati nei paraggi, i marchesi rischiarono ogni giorno la fucilazione trasformando la tenuta in un rifugio clandestino: sfamarono decine di bambini sfollati dalle città bombardate, nascosero nei boschi prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia e curarono i partigiani feriti.

Il 22 giugno 1944, quando i soldati tedeschi occuparono la villa piazzando i cannoni tra i fiori del giardino e le granate alleate iniziarono a sventrare la facciata, restare divenne impossibile. Iris e Antonio radunarono sessanta persone ( tra cui ventitré bambini piccoli, neonati in braccio e anziani zoppicanti) e si misero in marcia a piedi sotto il tiro delle artiglierie, camminando per dodici chilometri lungo le crete argillose fino a mettersi in salvo a Montepulciano. Finita la battaglia trovarono i campi minati e la casa sventrata, ma scelsero di ripartire subito da lì, ricostruendo la tenuta fianco a fianco con la comunità che avevano protetto.

Cosa vedere nei dintorni e dove fermarsi: dal Dopolavoro a Pienza

La visita a Villa La Foce si inserisce in un distretto culturale ed enogastronomico tra i più ricchi d’Italia. Per godere appieno dell’esperienza conviene organizzare una sosta che unisca la memoria rurale del luogo ai borghi storici che costellano i rilievi confinanti.

Ecco le tappe da inserire nell’itinerario a ridosso della tenuta:

  • Il Ristorante Dopolavoro La Foce: situato a cinquanta metri dall’ingresso della villa, lungo la Strada della Vittoria. Costruito nel 1939 dagli Origo come centro ricreativo e sociale per i lavoratori della fattoria, l’edificio conserva intatta l’architettura d’epoca con il bel camino e il pergolato esterno. Oggi è un ristorante rinomato che propone una cucina toscana rigorosa, basata sulle verdure dell’orto della tenuta, pasta fresca fatta in casa, carni locali e un’accurata selezione di vini Orcia DOC e Nobile di Montepulciano.
  • La Riserva Naturale di Lucciola Bella: a pochi minuti d’auto in direzione Pienza, questa riserva protegge il cuore più autentico delle Crete Senesi e della Val d’Orcia. Da qui puoi percorrere a piedi sentieri panoramici tra calanchi e biancane, formazioni argillose modellate dall’erosione pluviale che ricordano da vicino un suggestivo paesaggio lunare.
  • Il borgo fortificato di Monticchiello: piccolo gioiello medievale racchiuso da mura e torri trecentesche, celebre per il suo Teatro Povero, una tradizione comunitaria in cui gli abitanti mettono in scena ogni estate spettacoli teatrali scritti e recitati da loro stessi per raccontare la storia e le fatiche della civiltà contadina.
  • Pienza, la città ideale del Rinascimento: distante appena quindici chilometri da La Foce, la cittadina voluta da Papa Pio II e progettata da Bernardo Rossellino offre capolavori architettonici assoluti come Palazzo Piccolomini (con il suo spettacolare giardino pensile affacciato sulla vallata), la Cattedrale dell’Assunta e le caratteristiche botteghe storiche dove degustare il celebre formaggio pecorino di Pienza stagionato in foglie di noce o sotto cenere.
  • Chianciano Terme e Montepulciano: sul versante della Val di Chiana meritano una sosta il centro storico alto di Chianciano Terme con il suo Museo Archeologico delle Acque, e la monumentale Montepulciano, dominata dai palazzi rinascimentali e dalle cantine storiche sotterranee scavate nel tufo dove matura il Vino Nobile.

Per gli amanti della musica classica e delle arti performative, la tenuta ospita ogni estate il prestigioso festival internazionale “Incontri in Terra di Siena“. Fondata nel 1988 dal violoncellista Antonio Lysy, nipote di Iris Origo, la rassegna richiama nei cortili della villa, nella limonaia e nelle pievi della vallata solisti e formazioni da camera di fama mondiale, rinnovando ogni anno quella vocazione di apertura culturale e bellezza voluta dai suoi fondatori un secolo fa.

FAQ – Domande frequenti

È possibile visitare i Giardini de La Foce senza guida?

No, l’accesso ai giardini è consentito esclusivamente partecipando alle visite guidate programmate, accompagnati dal personale della tenuta. Al termine del tour non è permesso trattenersi autonomamente all’interno degli spazi monumentali.

Quanto dura la visita guidata e in che lingua si svolge?

Il percorso guidato ha una durata di circa 45 minuti e si tiene in doppia lingua, italiano e inglese, attraversando i quattro settori storici del giardino e illustrando la storia architettonica e botanica della tenuta.

I cani possono entrare nei giardini storici?

L’accesso agli animali non è consentito all’interno delle aree monumentali e dei giardini formali, per preservare l’integrità delle siepi storiche di bosso e delle aiuole fiorite.

Si possono percorrere in auto i famosi tornanti con i cipressi?

No, la celebre strada a zig-zag è una via poderale privata riservata agli ospiti degli alloggi e ai mezzi agricoli dell’azienda. La prospettiva panoramica ideale per ammirarla e fotografarla si trova lungo la provinciale SP88 tra La Foce e Monticchiello.

I giardini sono accessibili a persone con disabilità motoria?

Il giardino si sviluppa lungo un ripido pendio collinare ed è strutturato su più terrazze collegate da scalinate in travertino e vialetti in ghiaia. L’accessibilità per persone in sedia a rotelle o con mobilità ridotta è parziale ed è consigliabile contattare la segreteria in anticipo per concordare le modalità di accesso alle sole terrazze superiori.

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