Grosseto, Siena

Le valli dell’Amiata: cammini, miniere e antiche cappelle da scoprire

Il Monte Amiata si erge come un’isola di roccia e foreste nel cuore della Toscana meridionale, offrendo un paesaggio che si distingue nettamente dalle dolci colline circostanti per il suo carattere fiero e la sua storia millenaria. Questa antica montagna di origine vulcanica non è solo una meta per gli amanti della natura, ma rappresenta un vero scrigno di spiritualità e memorie industriali che si intrecciano lungo sentieri avvolti dal silenzio delle faggete. Esplorare le sue valli significa intraprendere un viaggio che tocca le corde più profonde dell’anima, passando dalle architetture mistiche delle sue abbazie alle ferite ancora aperte delle vecchie miniere di cinabro. È un territorio che richiede un approccio lento, dove ogni cammino racconta la fatica dell’uomo e la sacralità di una terra che ha saputo conservare intatto il suo fascino magnetico attraverso i secoli.

I sentieri dello spirito tra abbazie e pievi solitarie

La spiritualità dell’Amiata non è racchiusa solo nei libri di storia, ma si respira concretamente camminando verso luoghi simbolo come l’Abbazia di San Salvatore. Fondata secondo la leggenda nel 743 dal re longobardo Ratchis, questa struttura imponente custodisce una cripta che, con le sue colonne tutte diverse tra loro, sembra una foresta di pietra capace di trasportare il visitatore in un’epoca di pura devozione. Poco distante, la Pieve di Lamulas, immersa tra i castagni nei pressi di Arcidosso, offre un esempio straordinario di romanico rurale, dove la semplicità delle forme invita al raccoglimento. Questi edifici non sono semplici monumenti, ma stazioni di una rete di cammini che collegano i borghi alla montagna, offrendo a chi cammina la possibilità di ritrovare un contatto diretto con il sacro attraverso la bellezza del paesaggio.

L’epopea del mercurio nelle viscere della montagna

Valli dell'Amiata 2

Accanto alla dimensione mistica, l’Amiata conserva un’anima legata indissolubilmente al lavoro faticoso dei minatori che per decenni hanno estratto il cinabro per produrre mercurio. Le miniere di Abbadia San Salvatore e di Santa Fiora sono oggi parchi museali dove la storia industriale torna a vivere attraverso le testimonianze dirette di chi ha trascorso la vita nel buio delle gallerie. Visitare questi siti permette di comprendere come la montagna abbia nutrito intere generazioni, creando un legame identitario fortissimo tra la comunità e le risorse del sottosuolo. Il contrasto tra la pace dei boschi in superficie e la complessità delle strutture minerarie sotterranee è un elemento che rende il viaggio sull’Amiata un’esperienza educativa e toccante, capace di far riflettere sul valore del sacrificio umano per il progresso di un intero territorio.

Piccole cappelle e luoghi del sacro nascosti nel verde

Oltre alle grandi abbazie, il fianco della montagna è punteggiato da cappelle minuscole e oratori nascosti che compaiono all’improvviso lungo le mulattiere. Un esempio affascinante è rappresentato dai luoghi legati alla figura di David Lazzaretti, il cosiddetto profeta dell’Amiata, che sulla vetta del Monte Labbro fondò una comunità religiosa e sociale unica nel suo genere. Le rovine dell’eremo e della torre giurisdavidica, situate in un paesaggio aspro e quasi lunare, raccontano una storia di utopia e misticismo che ancora oggi affascina chiunque raggiunga queste alture.

Un ritorno alla natura tra castagneti e acque correnti

Il viaggio si conclude idealmente scendendo verso le valli dove l’acqua è la vera protagonista, come dimostra lo splendore della Peschiera di Santa Fiora, un giardino d’acqua di origine sforzesca dove le sorgenti del fiume Fiora sgorgano limpide tra sculture e piante secolari. I castagneti dell’Amiata, protetti dal marchio IGP, incorniciano i percorsi che portano a queste fonti, offrendo durante l’autunno uno spettacolo di colori indimenticabile e frutti che sono stati per secoli il “pane dei poveri” per la gente di montagna

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